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Urbanistica e partecipazione: una sfida possibile |
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Sabato 28 Gennaio 2012 19:36 |
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Pubblichiamo con grande piacere un articolo di Valeria Di Marco sull'architettura partecipata. Un nuovo approccio, democratico, moderno, che rende finalmente protagonisti i cittadini, primi fruitori degli spazi urbani e loro nuovi progettisti.
Una lettura che appassiona al tema e che ci spinge a comprenderne e condividerne la metodologia e cultura di fondo, quali strumenti utilissimi per la redazione, da parte del circolo, delle osservazioni al Piano del Parco. Proprio Valeria farà parte, insieme a molti attivisti (professionisti vari, come architetti, urbanisti, esperti), del tavolo di lavoro sull'urbanistica, coordinato da Gianluca Venettoni, che si occuperà di analizzare e osservare il Piano, in collaborazione con altri due tavoli tecnici del circolo Larus (quello sulla new economy e quello su ambiente e territorio, il primo coordinato da Ylenia Cante e il secondo invece da Stefano Raimondi). A tutti voi, buona lettura.
Urbanistica e partecipazione: una sfida possibile Credo che oggi non si possa parlare di urbanistica senza sottintendere l’aggettivo “partecipata”. Ma prima di spiegare il perché è bene chiarire i due termini.
L’urbanistica è la disciplina che ha l’obiettivo di governare, regolare e amministrare le trasformazioni fisiche e funzionali della città, del territorio e dell’ambiente. È strumento della politica per programmare e progettare il futuro della città in cui una comunità vive, anche se spesso nella sua dimensione operativa, l’urbanistica resta impantanata nelle dinamiche della gestione del presente: razionalizzazione di processi spontanei già in atto, correzione delle criticità esistenti, risoluzione dei fabbisogni arretrati, risposta alle emergenze.
La partecipazione, è ormai da considerarsi un diritto acquisito, sancito da almeno dieci anni attraverso innumerevoli atti e Direttive della Commissione Europea. Attraverso la partecipazione le comunità hanno la possibilità di esprimere le loro preoccupazioni, di far sentire la loro voce di proporre alternative.
L’urbanistica non è da sempre e necessariamente legata alla partecipazione. La storia ci mostra infiniti esempi positivi di urbanistica non partecipata, non democratica. Mi riferisco all’urbanistica dei regimi dittatoriali, di cui, le città di fondazione dell’Agro Pontino, sono un illustre esempio. Ma è nel momento in cui si parla di “democrazia” che si afferma il principio di “urbanistica partecipata”. Infatti l’urbanistica per essere democratica dovrebbe necessariamente essere partecipata. Purtroppo non è sempre così.
La tendenza è spesso opposta ad un approccio partecipato: si tende a sostituire la partecipazione con grandi assemblee il cui unico scopo è la ricerca del consenso. Ciò avviene secondo uno schema DAD Decidi-Annuncia-Difendi. La reazione immediata a questo atteggiamento è la mobilitazione e il conflitto. La partecipazione invece dovrebbe essere effettuata durante la fase preparatoria e prima dell'adozione del piano, progetto o programma. Ciò vuol dire in fase preliminare, coinvolgendo tutti i soggetti interessati lungo l’intero processo decisionale.
Fino ad ora si è fatto riferimento solo all’importante critica da sollevare alle amministrazioni e ai tecnici progettisti, ossia di spacciare per occasione di partecipazione la pura comunicazione di decisioni già prese. Ma anche l’atteggiamento dei cittadini ha un peso molto importante nell’esito negativo di un processo partecipativo. Generalmente il cittadino partecipa attivamente solo quando non è d’accordo con la proposta o l’intervento. Spesso la partecipazione non è disinteressata e si difende il bisogno individuale attribuendolo all’intera collettività. Invece chi è d’accordo non si pronuncia, partecipa silenziosamente o addirittura non partecipa. Ciò costituisce una condizione di grave squilibrio tra dissenso esplicito e tacito consenso. Quindi si oscilla tra indifferenza e contrarietà assoluta. A volte capita che l’ostilità verso le proposte è pregiudizievole e l’amministrazione è vissuta come nemica o comunque inefficiente. I cittadini dissenzienti esprimono una notevole varietà di obiezioni, spesso tra loro contrastanti e perfino antagoniste. Ma paradossalmente le obiezioni opposte, anziché elidersi, si sommano.
Risulta chiaro, quindi, che un percorso di partecipazione non è nè semplice né scontato. Va costruita pazientemente una cultura della partecipazione e create procedure capaci di stimolarla. Va aumentata la capacità di espressione del cittadino, la capacità di ascolto dell’amministratore e modificato l’approccio dei tecnici, soprattutto quando si affronta la progettazione dello spazio pubblico. Va rotto il meccanismo che riduce la partecipazione alla pura protesta. Va costruita seguendo un percorso che va dall’ascolto, alla comunicazione fino alla definizione delle idee progettuali. Affinché questo possa funzionare sono necessarie specifiche competenze, metodologie appropriate e regole ben precise. La progettazione partecipata è una grande opportunità che sta cambiando il modo di lavorare di architetti ed urbanisti in tutta Europa. Un approccio alla pianificazione/progettazione che non è più “per le persone”, ma con "con le persone". Credo si tratti di espressione di democrazia, di una conquista di civiltà.
Detto ciò mi viene spontaneo proporre, prima di tutto in qualità di cittadina che vive a Sabaudia, un processo di progettazione partecipata che interessi una delle aree di verde pubblico, attualmente non strutturate, come quella che conclude il margine della città verso il lago (Belvedere). Concepire insieme uno spazio pubblico che sia espressione delle volontà dei cittadini che vivono e fruiscono quel luogo, creando, così, un senso di appartenenza e identità che generi cura e attenzione per il bene collettivo. A noi la sfida!
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Miniguida per il corretto smaltimento dei RAEE |
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Giovedì 06 Ottobre 2011 05:49 |
 Dalla collaborazione tra Legambiente e ReMedia nasce la miniguida per il corretto smaltimento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche)
I rifiuti elettronici stanno aumentando sempre di più. Il rapido miglioramento della tecnologia ci spinge a sostituire, anche troppo frequentemente, tanti apparecchi come pc, cellulari, elettrodomestici con modelli nuovi sempre più performanti. E quelli vecchi? Spesso non sappiamo che farne, li accumuliamo in casa, li buttiamo nei cassonetti della raccolta indifferenziata o peggio li abbandoniamo in strada. Lo smaltimento non corretto o l'abbandono di questi rifiuti è dannoso per l'ambiente, inquinano! E impedisce il recupero di materiali come rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro e metalli vari che possono essere riutilizzati per produrre nuovi apparecchi riducendo così l'impatto sui territori. La normativa vigente ci fornisce strumenti semplici per smaltire correttamente gli apparecchi elettrici fuori uso e gli elettrodomestici più ingombranti: possiamo approfittare del cosiddetto sistema "uno contro uno" in base al quale si può consegnare il vecchio apparecchio direttamente al negozio dove se ne acquista uno nuovo di uguale funzione. Sarà cura del rivenditore conferirlo nel luogo adeguato allo smaltimento. L'uno contro uno si sta lentamente diffondendo come buona abitudine tra gli italiani ma è necessario informare quanti più cittadini possibile sulla sua esistenza e sull'importanza di smaltire in modo corretto i rifiuti elettrici o elettronici. Ed è proprio questo l'obiettivo della collaborazione tra Legambiente e ReMedia: informare ed educare i cittadini al corretto riciclo dei RAEE per proteggere l’ambiente e la nostra salute. Insieme abbiamo pubblicato una miniguida: “Noi ci crediamo e li ricicliamo. E tu?” distribuita in tutte le iniziative di Legambiente.
Scarica la miniguida
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Domenica 28 Agosto 2011 08:02 |

"All'Ombra dell'Acqua" non è solo un libro su uno scandalo quale quello della gestione dell'acqua ad opera di AcquaLatina in provincia di Latina e sull'intreccio perverso tra politica, speculazione e privatizzazioni in questo Paese. E' anche la storia di una lotta. E' l'appassionante dimostrazione dell'importanza di condurre queste battaglie e della possibilità concreta di vincerle, conservando dignità e umanità, contro pregiudizi, arrendovolezze, svogliatezze, pigrizie e soprattutto contro i poteri sporchi e forti che vogliono saccheggiare sorgenti, boschi, diritti, valori, conquiste sociali e la cultura di un popolo, quello dei beni comuni, che non intende retrocedere di un metro su questo versante ma che invece rilancia il proprio grido pacifico dibattaglie e di indignazione, convinto che un Paese e un mondo diverso sia possibile. E' la dimostrazione che la vera informazione, insieme alla perseveranza, alla cultura, alla tenacia, ai diritti, alla capacità di fare squadra e di stare insieme vincono contro l'affarismo sfrenato, la speculazione e lo sfruttamento delle nostre risorse naturali e del nostro patrimonio di conquiste sociali.
"All'Ombra dell'Acqua" non si legge. Per poterlo capire realmente deve essere "tracannato", bevuto con avidità, come si fa quando si ha una sete incredibile dopo una calda giornata passata al sole o dopo un lungo e faticoso allenamento. Allora si comprendono le fatiche di Roberto e si possono quasi ascoltare le tante parole di impegno e valore dei tanti compagni e compagne che hanno investito, mai perduto, il proprio tempo in una lotta che sembrava impossibile vincere e che invece è stata vinta con il meraviglioso risultato referendario di quest'anno.
"All'Ombra dell'Acqua" va dunque comprato non solo per riflettere o per essere informati su una storia scritta con l'impegno di chi crede che sia ancora possibile migliorare la giustizia in questo Paese ma anche per ritrovare le energie per unirsi e lottare perché i leviatani che ancora divorano i nostri patrimoni ambientali, culturali, economici, veri vincoli allo sviluppo, vengano tutti sconfitti definitivamente.
Per acquistare il libro o ordinarlo, inviare una mail dal presente sito o telefonare al 3382546257
Grazie e buona lettura.
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Scritto da Administrator
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Mercoledì 04 Maggio 2011 06:12 |

Per salvare l’ambiente e riusare vecchi computer
“Ho visto che alla nuova versione del mio software di contabilità preferito sono state aggiunte nuove funzioni che mi sarebbero molto utili ed è stata migliorata anche l'interfaccia utente. Peccato, però, che il mio vecchio Pentium 3 non ha abbastanza risorse per sopportarla”. Quante volte capita di imbatterci in pensieri del genere? Possiamo rinunciare ad istallare la nuova versione di quel programma,ma in un contesto lavorativo,dove quelle nuove funzioni aumenterebbero la produttività,probabilmente sarebbe una scelta inaccettabile; ci si trova,quindi, a dover scegliere se aggiornare la macchina oppure sostituirla. Con il passare degli anni, però, anche la tecnologia hardware si evolve e diventa sempre più difficile trovare i componenti per aggiornare macchine ritenute obsolete. Per avere l'ultima versione del nostro software, siamo quindi costretti a sostituire le nostre vecchie macchine con computer sempre più potenti,con un sistema operativo di ultima generazione,tanta RAM e con un hard-disk abbastanza capiente contenente anche software che,nella maggior parte dei casi, non siamo abituati ad usare. Se avete la possibilità economica di cambiarvi frequentemente PC stando al passo con la tecnologia,non c'è nulla di male nell'avere computer sempre più potenti che ci danno la possibilità di sperimentare nuove applicazioni sempre più aggiornate,ma la domanda sorge spontanea: Ora che abbiamo un computer potentissimo,con una grafica stupenda e su cui gira l'ultima versione del nostro programma di contabilità preferito,cosa ne facciamo con quel Pentium 3 con 512 MB di RAM che, pur funzionando perfettamente, difficilmente potremmo aggiornare? Potremmo decidere di portare il nostro vecchio computer in discarica, ma lo smaltimento di apparecchiature elettroniche comporta danni ambientali e alla salute dell'uomo causati dall'utilizzo di sostanze tossiche utilizzate per costruirle. Quei computer, che ormai sotto Window ci pongono dei limiti nelle applicazioni che possiamo usare a causa delle scarse risorse che possiedono,potrebbero funzionare benissimo installandovi Linux e software open source. Una distribuzione di Linux contiene oltre al kernel,cioè al “nocciolo” del sistema operativo che consente alle applicazioni di interfacciarsi con l'hardware della macchina,un insieme di programmi applicativi che l'utente usa secondo le proprie esigenze. Sebbene il kernel sia lo stesso per tutte le distribuzioni,queste ultime si differenziano per gli applicativi che mettono a disposizione. Sono molte le distribuzioni (o distro) oggi disponibili e vanno da quelle che includono software generici a quelle che mettono a disposizione applicazioni un po' più particolari. Inoltre,in base alle caratteristiche tecniche del nostro hardware,possiamo scegliere distro più o meno leggere grazie al fatto che ormai di distribuzioni di Linux ne esistono molte e abbiamo solo l'imbarazzo della scelta su quale utilizzare.
Di Jusi Pomenti
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