|
Il TAR Lazio (Roma)
Sezione I ter n.9178 del 23 novembre 2011 (Beni Ambientali. Individuazione
aree naturali protette) riconosce per le aree protette la necessità di
integrare nel modo opportuno le politiche di conservazione e quelle di
sviluppo, perseguendo il miglioramento del rapporto tra attività
antropiche e ambiente naturale. Un punto importante che spinge in favore
di un equilibrato rapporto tra legittime esigenze di sviluppo economico
e sociale e le altrettanto inviolabili esigenze di tutela e protezione
di ambienti ecologici particolarmente delicati e pregiati.
Una
sfida che è alla base dell'impegno del circolo Larus Legambiente di
Sabaudia, inteso a condurre il Parco nazionale del Circeo, le città che
ne fanno parte e i suoi residenti in una nuova modernità in cui le aree
protette costituiscono il pilastro centrale di un modello di sviluppo
che non consuma territorio, non violento, impermeabile alle mafie e alla
speculazione, capace di perseguire, attraverso la valorizzazione dei
beni comuni e sistemi d'impresa davvero efficienti, i legittimi bisogni
dei cittadini, coniugandoli con la tutela e valorizzazione degli
equilibri ecologici.
Il TAR del Lazio afferma che:
- In ragione di quanto previsto dalla
legge 6 dicembre 1991 n. 394 e della legge regionale 6 ottobre 1997, n.
29, le riserve naturali – rientranti nella più ampia categoria delle
aree naturali protette – sono costituite da “aree terrestri, fluviali,
lacuali o marine che contengono una o più specie naturalisticamente
rilevanti della flora e della fauna, ovvero presentino uno o più
ecosistemi importanti per le diversità biologiche o per la conservazione
delle risorse genetiche” (art. 2, comma 3, l. n. 394/1991), rispetto
alle quali sussistono particolari esigenze di tutela, sotto il profilo
non solo della conservazione dello stato dei luoghi ma anche del
rapporto tra attività antropiche ed ambiente naturale.
In altri termini,
si tratta di zone che – in ragione delle peculiarità che le connotano –
impongono integrazione tra politiche di conservazione e di sviluppo ma
anche attenzione nel perseguimento del miglioramento del rapporto tra
attività antropiche ed ambiente naturale (in primis, del rapporto tra la
gestione degli spazi ed il mantenimento degli equilibri degli
ecosistemi). L’attività di individuazione di dette aree richiede,
dunque, particolare attenzione, rivestendo un ruolo di indiscussa
importanza in ragione dell’inerenza alle finalità essenziali della
tutela della natura la quale – tenuto, tra l’altro, conto della sua
rilevanza costituzionale – ben può determinare il sacrificio di pur
validi interessi privati.
Un'ambizione
che in alcuni Paesi è stata scritta nella loro Carta Costituzionale, a
ricordare il legame vitale che tiene insieme l'uomo e la natura. Dice,
ad esempio, il preambolo della costituzione boliviana:
In
tempi immemorabili si innalzarono montagne, si formarono fiumi e laghi.
La nostra Amazzonia, il chaco, l'altipiano e le nostre pianure e valli
si coprirono di verde e di fiori. Abbiamo popolato questa sacra Madre
Terra con volti differenti, comprendendo la pluralità delle cose e la
nostra diversità in quanto esseri umani e culture. In questo modo si
sono formati i nostri popoli, e mai abbiamo compreso il razzismo che
abbiamo sofferto sin dai tempi luttuosi della colonizzazione né mai lo
comprenderemo. Il popolo boliviano, di comporizione plurale, dalla
profondità della storia, ispirato dalle lotte del passato, dalla
resistenza indigena anticoloniale, dall’indipendenza, dalle lotte
popolari per la liberazione, dalle manifestazioni indigene, sociali e
sindacali, dalle guerre per l’acqua e di ottobre, dalle lotte per la
terra e il territorio, e accompagnati dalla memoria dei nostri martiri,
costruisce un nuovo Stato. Uno Stato basato sul rispetto e
sull’uguaglianza tra tutti, con principi di sovranità, dignità,
complementarietà, solidarietà, armonia e equità per ciò che riguarda la
distribuzione e la redistribuzione del prodotto sociale, in cui
predomini la ricerca del vivere bene; rispettando la pluralità
economica, sociale, giuridica, politica e culturale degli abitanti di
questa terra; in convivenza collettiva e con accesso all’acqua, al
lavoro, all’educazione, alla salute e ad una casa per tutti. Lasciamo
nel passato lo stato coloniale, repubblicano e neoliberale. Accettiamo
la storica sfida di costruire collettivamente lo Stato Sociale Unitario
di Diritto Plurinazionale Comunitario, che integra e articola le
intenzioni di avanzare verso una Bolivia democratica, produttiva,
portatrice e ispiratrice di pace, impegnata nello sviluppo integrale e
nell'autodeterminazione dei popoli. Noi, donne e uomini, attraverso
la Assemblea Costituente e con l’originario potere del popolo,
esprimiamo il nostro impegno per l’unità e l’integrità del Paese.
Adempiendo al mandato dei nostri popoli, con la forza della nostra
Pachamama e con l’aiuto di Dio, rifondiamo la Bolivia. Onore e gloria ai
martiri dell’impresa costituente e liberatrice, che hanno reso
possibile questa nuova storia.
E ancora, al CAPITOLO QUINTO - DIRITTI SOCIALI E ECONOMICI - SEZIONE I - DIRITTO ALL’AMBIENTE
Articolo
33 Le persone hanno diritto ad un ambiente sano, protetto ed
equilibrato. L’esercizio di questo diritto deve permettere agli
individui e alle collettività delle generazioni presenti e future, oltre
che agli altri esseri viventi, di svilupparsi in modo normale e
permanente.
Articolo
34 Ogni persona, a titolo individuale o in rappresentanza di una
collettività, ha la facoltà di eseguire le azioni legali in difesa del
diritto all’ambiente, senza pregiudizio per gli obblighi delle
istituzioni pubbliche di intervenire contro gli attentati all’ambiente.
Principi
che ispirano la nostra azione e che dovrebbero diventare obiettivo di
una classe dirigente dedita al bene comune e alla preservazione e difesa
dell'uomo e della natura che lo circonda. A tutti noi le conseguenti considerazioni.
|