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Rubriche Natura e territorio Pensare una nuova Costituzione
Pensare una nuova Costituzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 04 Gennaio 2012 16:25

Il TAR Lazio (Roma) Sezione I ter n.9178 del 23 novembre 2011 (Beni Ambientali. Individuazione aree naturali protette) riconosce per le aree protette la necessità di integrare nel modo opportuno le politiche di conservazione e quelle di sviluppo, perseguendo il miglioramento del rapporto tra attività antropiche e ambiente naturale. Un punto importante che spinge in favore di un equilibrato rapporto tra legittime esigenze di sviluppo economico e sociale e le altrettanto inviolabili esigenze di tutela e protezione di ambienti ecologici particolarmente delicati e pregiati.


Una sfida che è alla base dell'impegno del circolo Larus Legambiente di Sabaudia, inteso a condurre il Parco nazionale del Circeo, le città che ne fanno parte e i suoi residenti in una nuova modernità in cui le aree protette costituiscono il pilastro centrale di un modello di sviluppo che non consuma territorio, non violento, impermeabile alle mafie e alla speculazione, capace di perseguire, attraverso la valorizzazione dei beni comuni e sistemi d'impresa davvero efficienti, i legittimi bisogni dei cittadini, coniugandoli con la tutela e valorizzazione degli equilibri ecologici.


Il TAR del Lazio afferma che:


- In ragione di quanto previsto dalla legge 6 dicembre 1991 n. 394 e della legge regionale 6 ottobre 1997, n. 29, le riserve naturali – rientranti nella più ampia categoria delle aree naturali protette – sono costituite da “aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono una o più specie naturalisticamente rilevanti della flora e della fauna, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per le diversità biologiche o per la conservazione delle risorse genetiche” (art. 2, comma 3, l. n. 394/1991), rispetto alle quali sussistono particolari esigenze di tutela, sotto il profilo non solo della conservazione dello stato dei luoghi ma anche del rapporto tra attività antropiche ed ambiente naturale.

In altri termini, si tratta di zone che – in ragione delle peculiarità che le connotano – impongono integrazione tra politiche di conservazione e di sviluppo ma anche attenzione nel perseguimento del miglioramento del rapporto tra attività antropiche ed ambiente naturale (in primis, del rapporto tra la gestione degli spazi ed il mantenimento degli equilibri degli ecosistemi). L’attività di individuazione di dette aree richiede, dunque, particolare attenzione, rivestendo un ruolo di indiscussa importanza in ragione dell’inerenza alle finalità essenziali della tutela della natura la quale – tenuto, tra l’altro, conto della sua rilevanza costituzionale – ben può determinare il sacrificio di pur validi interessi privati.


Un'ambizione che in alcuni Paesi è stata scritta nella loro Carta Costituzionale, a ricordare il legame vitale che tiene insieme l'uomo e la natura. Dice, ad esempio, il preambolo della costituzione boliviana:


In tempi immemorabili si innalzarono montagne, si formarono fiumi e laghi. La nostra Amazzonia, il chaco, l'altipiano e le nostre pianure e valli si coprirono di verde e di fiori. Abbiamo popolato questa sacra Madre Terra con volti differenti, comprendendo la pluralità delle cose e la nostra diversità in quanto esseri umani e culture. In questo modo si sono formati i nostri popoli, e mai abbiamo compreso il razzismo che abbiamo sofferto sin dai tempi luttuosi della colonizzazione né mai lo comprenderemo. Il popolo boliviano, di comporizione plurale, dalla profondità della storia, ispirato dalle lotte del passato, dalla resistenza indigena anticoloniale, dall’indipendenza, dalle lotte popolari per la liberazione, dalle manifestazioni indigene, sociali e sindacali, dalle guerre per l’acqua e di ottobre, dalle lotte per la terra e il territorio, e accompagnati dalla memoria dei nostri martiri, costruisce un nuovo Stato. Uno Stato basato sul rispetto e sull’uguaglianza tra tutti, con principi di sovranità, dignità, complementarietà, solidarietà, armonia e equità per ciò che riguarda la distribuzione e la redistribuzione del prodotto sociale, in cui predomini la ricerca del vivere bene; rispettando la pluralità economica, sociale, giuridica, politica e culturale degli abitanti di questa terra; in convivenza collettiva e con accesso all’acqua, al lavoro, all’educazione, alla salute e ad una casa per tutti. Lasciamo nel passato lo stato coloniale, repubblicano e neoliberale. Accettiamo la storica sfida di costruire collettivamente lo Stato Sociale Unitario di Diritto Plurinazionale Comunitario, che integra e articola le intenzioni di avanzare verso una Bolivia democratica, produttiva, portatrice e ispiratrice di pace, impegnata nello sviluppo integrale e nell'autodeterminazione dei popoli.
Noi, donne e uomini, attraverso la Assemblea Costituente e con l’originario potere del popolo, esprimiamo il nostro impegno per l’unità e l’integrità del Paese. Adempiendo al mandato dei nostri popoli, con la forza della nostra Pachamama e con l’aiuto di Dio, rifondiamo la Bolivia. Onore e gloria ai martiri dell’impresa costituente e liberatrice, che hanno reso possibile questa nuova storia.


E ancora, al CAPITOLO QUINTO - DIRITTI SOCIALI E ECONOMICI - SEZIONE I - DIRITTO ALL’AMBIENTE


Articolo 33 Le persone hanno diritto ad un ambiente sano, protetto ed equilibrato. L’esercizio di questo diritto deve permettere agli individui e alle collettività delle generazioni presenti e future, oltre che agli altri esseri viventi, di svilupparsi in modo normale e permanente.


Articolo 34 Ogni persona, a titolo individuale o in rappresentanza di una collettività, ha la facoltà di eseguire le azioni legali in difesa del diritto all’ambiente, senza pregiudizio per gli obblighi delle istituzioni pubbliche di intervenire contro gli attentati all’ambiente.


Principi che ispirano la nostra azione e che dovrebbero diventare obiettivo di una classe dirigente dedita al bene comune e alla preservazione e difesa dell'uomo e della natura che lo circonda.
A tutti noi le conseguenti considerazioni.
 

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