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Non esistono più dubbi ne alibi. Le mafie, con la loro scia di interessi economici, loschi personaggi, prestanome, avvocati e imprenditori, è presente sul nostro territorio e, come il circolo da anni denuncia, rischia di soffocare una già asfittica economia nonché di ledere gli spazi di democrazia e libertà che sono diritti fondamentali di ogni cittadino. Le inchieste giornalistiche che si stanno susseguendo nelle pagine della stampa locale e nazionale (vd. L’Espresso, Left, L’Unità) e i diversi servizi televisivi trasmessi da emittenti nazionali e realizzati da giornalisti di assoluto valore (La7) sull’incredibile giro d’affari e sulle connivenze tra politica e camorra in atto nella Provincia di Latina, sono uno schiaffo a tutti coloro che negano, spesso per ignoranza e disinformazione, in altri casi per complicità (vedere il caso Fondi), il grave fenomeno malavitoso. Ci riferiamo ad amministratori e imprenditori che non intendono affrontare questo tema e anzi lo negano. Dalle indagini della magistratura in corso a Fondi e in altre amministrazioni locali emergono i primi nomi dei presunti responsabili, dei boss che governano i fiumi di denaro, dei politici e degli imprenditori che “gestirebbero” importanti quanto loschi investimenti immobiliari. Emerge con sempre maggiore evidenza una strettissima relazione tra investimenti immobiliari, ciclo del cemento, investimenti fondiari, costruzione di nuovi e sciagurati porti e criminalità organizzata. Il territorio pontino è sempre più oggetto di progetti speculativi finalizzati al riciclaggio di denaro sporco. Negozi, terreni, attività imprenditoriali, sono sempre più nelle mani della criminalità. Una rete di interessi e connivenze che sono da sempre denunciate, con determinazione e responsabilità, da cittadini, esponenti delle forze dell’ordine, alcuni magistrati e alcuni amministratori nonché da associazioni come Legambiente, Libera e l’Associazione Caponnetto le quali, nonostante le difficoltà e l’isolamento, non hanno mai voluto recitare il ruolo di mute comparse della “Circeo Connection”, ne hanno mai smesso di denunciare il legame perverso tra il costante abbassamento del livello di legalità, l’infiltrazione della Camorra e della ‘Ndrangheta e il dilagare di un modo di fare politica poco trasparente. Le pressioni esercitate sul Parco nazionale del Circeo dimostrano quanto ambiscano tali personaggi ed interessi ad inserirsi all’interno dell’area protetta realizzando in essa progetti insostenibili dal punto di vista ambientale e giuridico. Contro tali pressioni e tentativi di infiltrazione Legambiente sarà determinatissima, pronta a denunciare qualunque “strano investimento o progetto”. Ricordiamo a questo proposito che solo pochi giorni fa, sono state sequestrate dal comando del Corpo Forestale dello Stato di Terracina, alcune cave abusive realizzate in pieno Parco riempite successivamente con rifiuti probabilmente pericolosi. Si tratta di un business tipico delle ecomafie insieme a quello del cemento (all’interno del Parco ci sono, stando ai dati diffusi dal Parco, circa 1500000 metri cubi di cemento illegale) e dei rifiuti, un campanello d’allarme che dovrebbe svegliare e sollecitare cittadini e amministratori troppo spesso sordi, poco attenti, poco vigili in favore di un impegno radicale contro l’illegalità. La collettività, le amministrazioni, l’imprenditoria ci troveranno a loro fianco, se decideranno di impegnarsi davvero in favore della trasparenza, della legalità, della responsabilità, di un’economia virtuosa e sostenibile e non invece malata e sporca, pronti a condurre una battaglia ferma e severa contro chi questo territorio vuole trasformare in un “affare di famiglia” da distruggere definitivamente.
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