 Il piano casa? solo nuove speculazioni e consumo del territorio.
Il Piano Casa della Regione Lazio cancella qualsiasi regola per un ordinato sviluppo urbanistico della provincia di Latina, già mortificata da abusivismo edilizio, dalla contaminazione della criminalità organizzata e dalla speculazione edilizia, che apre ad un nuovo tsunami di cemento. Non a caso, prima della bocciatura governativa, quel Piano Casa tentava di “legalizzare” anche i circa 3.500 abusi edilizi commessi all'interno del Parco Nazionale del Circeo.
Per questa provincia è invece indispensabile organizzare una seria lotta contro tutte le mafie, spezzando la spirale perversa che le lega ad ampi settori dell'economia e della politica pontina, contro la corruzione e la “cricca degli amici consulenti”. È necessario un piano di sviluppo economico ecosostenibile, elaborato in maniera partecipata; è indispensabile riconoscere ai beni comuni, ai diritti e al lavoro la dignità e centralità che è loro propria, per dare risposte efficaci e immediate alla crisi sociale, occupazionale ed ecologica che investe il territorio; bisogna investire nelle produzioni di qualità, nelle imprese efficienti, nell'agricoltura sostenibile e nei migranti, nuovi schiavi di questi territori alla mercé di sfruttatori senza scrupoli.
L'On. Ciocchetti, Assessore all'Urbanistica e Vicepresidente della Regione Lazio, è impegnato in un tour provinciale per presentare gli effetti miracolistici del suo Piano Casa e per parlare di tutela del territorio e del paesaggio. Un ossimoro, una contraddizione in termini di cui si è accorto anche il Governo nazionale, tanto da aver rinviato parti essenziali dello stesso Piano Casa all'esame della Corte Costituzionale: Le parti contestate sono relative alle deroghe sul Piano paesaggistico, alle zone archeologiche e ai condoni sulle aree vincolate. Un piano che ancora una volta punta sul cemento e sui condoni, premiando le grandi consorterie della speculazione, degli immobiliaristi, dei grandi abusi, imponendo al territorio e ai cittadini un'ulteriore servitù di cemento e di interessi, anche mafiosi, in fase di cristallizzazione anche dalle nostre parti.
Il Piano Casa, in maniera sistematica ed organizzata, violenta, come dimostriamo con il documento analitico allegato, i territori e l'ambiente, la possibilità di avere una green economy forte e diffusa e il rispetto della legalità, sventolando ogni volta retoricamente la bandiera dello sviluppo, del lavoro e della tutela del paesaggio. Una retorica diffusa artatamente per promuovere un piano “sfascia-territori”, in una provincia già gravata da livelli altissimi di abusivismo edilizio e speculazione, spesso imposti da organizzazioni criminali che contaminano da anni, nonostante le affermazioni di alcuni negazionisti, la Provincia pontina, vincolandone lo sviluppo, l'economia, l'evoluzione democratica.
Per rendersi conto della necessità di superare la logica della “cementificazione ad ogni costo” basterebbe osservare il dramma che stanno vivendo molte famiglie italiane in questi giorni, soprattutto in Liguria e in Piemonte. L’abusivismo, l'urbanizzazione selvaggia del territorio, l’eccessiva antropizzazione di alcune aree, la scarsa qualità del costruito, le speculazioni connesse alle superfici forestali percorse dal fuoco e la mancata manutenzione del nostro territorio, rappresentano elementi che hanno accresciuto la fragilità complessiva verso i rischi naturali. Il Piano Casa anziché trovare soluzioni serie a questi problemi li aggrava, aggiungendone altri che si sommano ai continui tagli praticati dal Governo agli enti locali, in particolare alle aree protette, così da rendere impossibile ogni serio programma di manutenzione territoriale e prevenzione a tutela dei cittadini.
Le opere di manutenzione territoriale insieme alla riqualificazione dei centro storici, delle periferie e la ricostruzione dell'equilibrio idrogeologico, compromesso da ben tre condoni edilizi, insieme alla centralità che si deve riconoscere alle aree protette, genererebbe nuove occasioni di lavoro e di profitto per lavoratori e imprenditori, senza aggravare il disequilibrio ecologico della Provincia di Latina.
Chiediamo da tempo condizioni irrinunciabili per affrontare le questioni su esposte: personale qualificato e motivato ai vertici del sistema amministrativo, impermeabile alle “lusinghe di speculatori e mafiosi”, capaci di rompere definitivamente il circuito perverso che ha portato alla costituzione, in Provincia di Latina e zone limitrofe della Quinta Mafia: pensiamo ai casi eclatanti dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Nettuno (primo nel Lazio), della richiesta andata a vuoto del Comune di Fondi e del caso del Comune di Sabaudia. Chiediamo controlli finanziari diffusi e puntuali e indagini patrimoniali qualificate, con riferimento in particolare ai capitali e ai loro referenti per opere spesso evidentemente inutili, per esempio porti e grandi centri commerciali. Occorre il costante sostegno alle aree protette per evitare i continui attentati cui sono esposte (Parco nazionale del Circeo, in primis). Sostegno a cui devono seguire investimenti economici importanti, a partire dalle attività imprenditoriali, agricole, artigiane che investono in qualità e ecosostenibilità.
In questa provincia, come nel mondo, è centrale inoltre il tema dei beni comuni; tematica che investe in pieno l'organizzazione democratica e il futuro civile del Paese. Con particolare riferimento al tema acqua e energia, pretendiamo il rispetto dei risultati referendari, la gestione pubblica delle risorse idriche e il rigetto di qualunque logica del profitto legata ad esse, un'amministrazione democratica dei beni comuni nelle loro diverse declinazioni, la promozione delle energie rinnovabili, evitando parallelamente consumo ulteriore di territorio e infiltrazioni malavitose, l'espulsione di AcquaLatina dalla provincia. Tutto questo è per noi la base imprescindibile di un modello migliore di società.
Da diversi anni, infatti, sono attive nei territori decine di vertenze aperte da cittadini, lavoratori ed anche Amministratori Locali che sono portatrici di un’esigenza comune e condivisa, cioè la necessità di una svolta radicale rispetto alle politiche liberiste che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione, provocando dappertutto degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione degli investimenti, diseconomicità della gestione, espropriazione dei saperi collettivi, mancanza di trasparenza e di democrazia.
É importante inoltre affrontare il problema dello sfruttamento schiavistico dei migranti, in particolare in agricoltura. Le condizioni di vita e di lavoro in cui molti di loro si trovano è il sintomo di un imbarbarimento civile, culturale e sociale e strumento funzionale di arricchimento per pochi “padroni” sfruttatori. Non si tratta di imprenditori ma solo di sfruttatori che lucrano su nuove forme di schiavitù di cui essi sono i principali protagonisti e responsabili. Su questo punto invitiamo la Regione Lazio e l'On. Ciocchetti ad un impegno puntuale perché vengano riconosciuti ai lavoratori migranti e alle loro famiglie diritti, garanzie e condizioni degne di un paese civile e combattuta ogni tentazione autoritaria e razzista.
Un altro sviluppo è possibile anche nella nostra zona. Ma è necessaria l'apertura di uffici della D.D.A e della D.I.A., l'allontanamento di personaggi compromessi, pericolosi e in odore di mafia da ruoli amministrativi e politici, il monitoraggio scrupoloso sugli appalti, sostenendo invece chi vuole e sa investire in opere infrastrutturali utili, la lotta severa contro le ecomafie (ciclo del cemento, ciclo dei rifiuti e agromafie in particolare), alle quali questa provincia, alla luce delle inchieste e denunce più recenti, risulta evidentemente esposta. Tutto ciò va accompagnato con la costituzione del Parco regionale dei Monti Lepini, la difesa del Parco regionale dei Monti Ausoni (la cui proposta di riperimetrazione desta sospetti legittimi e motivati, sui quali invitiamo tutti a riflettere) e di quello degli Aurunci, al rilancio del Parco nazionale del Circeo e più in generale di tutte le aree protette della provincia costituisce un progetto di provincia sul quale invitiamo tutti a confrontarsi e impegnarsi. Si tratta di priorità assolute e irrinunciabili.
La provincia di Latina necessita di impegni e progetti di questo tipo. Altro che Piano Casa e retoriche varie!
FIRMATO
Coordinamento provinciale di Legambiente Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie Associazione Caponnetto Associazione A SUD – coordinamento pontino RIGAS Associazione Michele Mancino Forum Pontino dei Diritti e dei Beni Comuni Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua – coordinamento pontino
Scarica e leggi il documento di analisi sul piano casa
|