Login
     
Comunicati Comunicati Stampa Ampliamento porto S. Felice: richiesta chiusura V.I.A.
Ampliamento porto S. Felice: richiesta chiusura V.I.A. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 21 Settembre 2009 12:59
Nell’imminenza dello svolgimento della conferenza dei servizi che vede in gara il Comune di San Felice Circeo e la Cooperativa Circeo I – attuali gestori di parte dello specchio acqueo del porto esistente – giova riassumere brevemente, per quanto possibile, le vicende del completamento e del progetto – complementare, come si avrà modo di esporre – del raddoppio del porto. Come è ormai noto da tempo, la vicenda del porto del Circeo ruota tutta intorno al fatto che esso è ancora un cantiere. I lavori di completamento sono, infatti, fermi sin dal 1980, nonostante un progetto di ultimazione sia stato approvato dal Consiglio comunale nell’aprile del 1986. Il perdurare di tale stallo ha una possibile spiegazione nel fatto che una delle titolari degli spazi portuali, la Cooperativa Circeo I (costituita da tale Ettore Cervone) ha sempre ottenuto la concessione dell’area di ormeggio subordinatamente al completamento dell’opera che, infatti, non ha mai avuto luogo e che oggi – assurdamente – potrebbe essere completata proprio da quella Cooperativa che lo occupa, stando alle nostre informazioni, solo in virtù di un titolo demaniale. Sono anche noti, ampiamente denunciati a mezzo stampa e attraverso documenti tecnici dettagliati, gli effetti nefasti determinati dalla realizzazione del porto nonché i numerosi tentativi di suo ampliamento succedutisi proprio a partire dagli anni in cui la Cooperativa ha ottenuto il permesso di occupare lo specchio acqueo protetto dai moli (siamo alla metà degli anni 70). Dallo studio “Volta”, commissionato negli anni 80 dalla Regione Lazio, si ha notizia di un “ampliamento” (in realtà ci si era limitati a prolungare di circa 150 metri il molo di soprafflutto) realizzato nell’erronea convinzione della necessità di limitare i danni causati dagli errori di progettazione dell’opera1. Come conseguenza, e a dimostrazione della scarsa attenzione che storicamente si è avuta sul territorio relativamente alle conseguenze ambientali legate alla frenetica corsa alla realizzazione di infrastrutture invasive, si ebbe un ulteriore aggravamento sia dell’interrimento del bacino sia dei fenomeni di erosione sottoflutto, tanto che nel 1979 la Regione Lazio, preso atto dei gravi effetti erosivi causati dalla costruzione del porto, impose una drastica riduzione degli indici di edificabilità auspicati dal Comune di San Felice Circeo nel nuovo PRG allo scopo dichiarato di scongiurare il confluire nell’area di un numero sproporzionato di utenti 2. Pochi anni dopo l’Amministrazione Comunale del Circeo, forte del contenuto del Piano dei porti della Regione Lazio approvato nel 1982, che prevedeva il raddoppio e la realizzazione di un immenso parcheggio con una colmata direttamente a mare a causa della carenza di spazi a terra3, espresse la propria intenzione di completare e contestualmente ampliare la struttura portuale 4. Il piano venne fortunatamente abrogato pochi mesi dopo tanto che nel corso del convegno “Problemi della portualità turistica in provincia di Latina” tenutosi proprio a San Felice Circeo il 12 marzo 1983, il rappresentante della Regione Lazio così descrive le prospettive di sviluppo della portualità al Circeo: “Vocazione turistica: dopo Fiumicino è il porto più qualificato per imbarcazioni medio-grandi … Le condizioni psammografiche ne escludono però l’ampliamento. Se è stata ed è di vitale importanza la realizzazione di servizi a terra, è mancata l’armonizzazione dell’insediamento edilizio alle spalle del porto con lo scenario naturale di notevole bellezza, costituito dal parco di lecci e sugheri da qui emerge l’elegante casina di caccia, ora Villa Aguet. Tale insediamento poteva essere evitato perché si è dimostrato non funzionale al porto medesimo”. Si tratta, per altro, di un’opinione condivisa anche dalla Sovrintendenza, che aveva richiesto (ed ottenuto) l’eliminazione dal PRG del Circeo di un parcheggio e di una strada a servizio del porto nel parco di Villa Aguet 5. Ciò nonostante il progetto comunale di raddoppio del porto venne comunque portato in Consiglio Comunale, ma furono approvati solo il banchinamento del molo foraneo e alcuni edifici di servizio6 mentre la parte relativa al raddoppio venne stralciata. Le successive modifiche alla legge nazionale sui porti (1994) spinsero la Cooperativa a richiedere al competente ministero la possibilità di installare nuove passerelle e un’area di bunkeraggio (deposito materiali infiammabili) , così da garantirsi la gestione pluriennale dell’area7. Tale progetto privato, mai approvato dal Ministero, venne invece ammesso a comparazione proprio su sollecitazione della Capitaneria di Porto con il progetto di completamento del porto avviato dal Comune di San Felice Circeo nel 1998. E’ di quel periodo anche il nuovo piano dei porti della Regione Lazio, che prevede non l’ampliamento, ma, si badi bene, l’adeguamento della struttura con una diminuzione della capacità ricettiva dai 440 (censiti) a 250 posti barca 8. Pochi mesi dopo l’adozione del Piano alcuni privati presentano anche un progetto di raddoppio che ricalcava quello previsto dallo studio regionale del 1983. Mentre il progetto di raddoppio, dopo una rapidissima istruttoria viene approvato nel giugno 2001, quello di completamento si arena dopo la conclusione della fase preliminare grazie ad una sospensiva del 2001 e ad una successiva sentenza che giunge solo nel 2006. La particolarità della vicenda sta nella complementarietà dei due progetti: infatti basta verificare le tavole progettuali della Penta – proponente il raddoppio, che oggi ha cambiato nome in “Porto del Circeo” - per notare come per esempio i lavori di banchinamento del molo di sottoflutto presentati dal committente siano perfettamente complementari a quelli previsti nella procedura avviata dal Comune di San Felice Circeo e che andrà in conferenza di servizi il prossimo 21 ottobre. Ad oggi sappiamo che il progetto di raddoppio, annullato definitivamente dal consiglio di Stato nel 2004, è stato comunque fatto “risuscitare” nel 2005 con l’attivazione della procedura di VIA, tuttora pendente e di cui si auspica prontamente la chiusura. Se è infatti vero che nel corso dell’ultima conferenza dei servizi tenutasi nel dicembre 2008 quel progetto è stato espressamente bocciato dagli uffici regionali in materia portuale, ambigua è la posizione dell’ufficio VIA che ha preferito trincerarsi dietro al mancato espletamento della gara europea pur di non entrare nel merito dell’impatto ambientale dell’opera nel suo complesso (completamento, come già detto, oggetto di una conferenza convocata per il 21/10 prossimo, e raddoppio, la cui bocciatura per mere irregolarità formali – le stesse sollevate dall’are VIA della Regione – saranno oggetto di una udienza davanti al TAR il 19 novembre 2009). L’impatto ambientale dell’opera invece, come facilmente dimostrabile, avrà conseguenze considerevoli e definitive sulla flora e fauna marina, aumenterà i processi di erosione colpendo in maniera determinante l’arenile di San Felice Circeo e di Terracina con gravi conseguenze ambientali ed economiche (con particolare riferimento alle attività economiche presenti lungo la linea di costa delle due città), influirà in maniera determinante sul già fragile ecosistema del Parco nazionale del Circeo, aggredito da abusivismo edilizio e un sistema diffuso di illegalità che ne stanno corrodendo l’elevato valore naturalistico e aprirà la strada, come più volte pubblicamente annunciato dalla stessa amministrazione comunale di San Felice Circeo, a progetti infrastrutturali di rilevantissima entità, non necessari alla città, diseconomici, lesivi ancora una volta degli ambienti naturali del Parco nazionale. L’urgenza dell’assunzione di una posizione chiara da parte dell’ufficio VIA è tanto più evidente alla luce delle mutate compagini sociali. Da tre anni la Cooperativa non è più nelle mani di Ettore Cervone – come lo era stato per quasi un trentennio – ma di uno dei consiglieri di amministrazione della società che ha proposto il raddoppio, mentre la stessa Cooperativa Circeo Primo è titolare del 25% della “Porto del Circeo”. Nella compagine sociale, poi, rientrano, stando alle informazioni in nostro possesso, tutta una serie di imprenditori locali bene introdotti sia a livello regionale, se non nazionale, (per esempio Rizzardi, dell’omonima azienda nautica) che locale e provinciale (tale Pasciuti, costruttore di numerosissime lottizzazioni al Circeo sin dagli anni 60 ed oggi proprietario, attraverso varie società, della quasi totalità dei terreni non ancora edificati nell’area, da quelli sovrastanti il porto a quelli del parco di Villa Aguet). Passati ormai 10 anni dalla presentazione dell’ipotesi di raddoppio oggetto della procedura 137/2005 esistono comunque ulteriori ragioni di fatto che consentono una serena analisi della documentazione presentata dall’istante. In primo luogo il Comune di San Felice Circeo ha modificato il proprio PUA consentendo a tutti gli stabilimenti balneari di realizzare “punti di ormeggio” alle spalle delle barriere protettive realizzate da Genio Civile OO. MM. negli anni 70. Le foto reperibili su internet, seppure risalenti al 2005, testimoniano che già allora numerosi concessionari si erano adeguati a questa previsione, ospitando a volte anche decine di imbarcazioni a ridosso delle opere di protezione. Quasi del tutto inesistenti sono stati in tal caso i controlli da parte delle autorità a tale compito preposte, con conseguenze gravi sia sul piano ambientale sia relativamente alla convinzione diffusa nella popolazione per cui il Circeo era terra di conquista facile, dove si potevano realizzare infrastrutture e attività varie nella quasi impunità. Inoltre è stata autorizzata una nuova darsena nell’area del Lido, anche essa capace di ospitare circa 50 imbarcazioni, mentre ulteriori posti barca potranno essere reperiti nella costruenda darsena di Golfo Sereno (si parla di un’area di quasi 100 mila mq, per circa un centinaio di natanti di dimensioni medio-piccole), ben lontani dalle aree pregiate del Parco del Circeo. Di fatto pertanto le “necessità nautiche” paventate a fine anni 90 a sostegno del raddoppio secondo le quali con l’adeguamento del porto al piano del 1998 sarebbero rimaste senza ricovero 200 imbarcazioni (ed infatti il progetto Penta-Porto del Circeo prevedeva il ricovero di circa 200 barche su 80 mila metri quadrati) sono già state affrontate, certamente in modo molto poco ortodosso quale sembra essere quello dei punti di ormeggio disseminati lungo tutta la costa, e risolte senza ampliare la struttura portuale esistente, ponendo – potenzialmente – fine a qualsiasi ulteriore velleità di raddoppio. Detto ciò, Auspichiamo e chiediamo che in sede di conferenza dei servizi per il completamento del porto – convocata per il 21/10 p.v. – la Regione Lazio esprima in maniera chiara e definitiva che gli interventi in progetto saranno i soli autorizzati ed autorizzabili a ridosso del Parco Nazionale del Circeo e che – al contempo – tale posizione venga formalizzata con il provvedimento di chiusura della procedura 137/2005.
 

Per il clima contro il nucleare

Non è vero che il nucleare è sicuro, non è vero che ridurrà la bolletta energetica del Paese, non è vero che ridurrà le importazioni e non ci aiuterà a rispettare gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici come vorrebbe farci credere il Governo. Nelle nostre pagine trovate una vasta documentazione scientifica dei motivi per cui il nucleare non serve all'Italia. Firmate l'appello per chiedere meno bugie e un sistema energetico, moderno, pulito, sicuro. Partecipate alle iniziative di informazione. 

Rapporto comuni rinnovabili

A che punto siamo in Italia con la produzione di energia da fonti rinnovabili? Esistono esperienze positive già consolidate: è il dato da cui parte il rapporto annuale di Legambiente che fa il punto sull'impiego di fonti di energia che non lasciano scorie, pulite e alternativa ai combustibili fossili e al nucleare. Rapporto

21 marzo giornata per la legalità

La giornata del 21 marzo, primo giorno di primavera, è il momento che Libera dedica alla memoria di tutti coloro che hanno dato la vita nel nostro Paese per contrastare le mafie. E' questa l'occasione nella quale Libera rilancia ogni anno un impegno che non deve venire mai meno. In continuità con le altre edizioni il 21 marzo 2009 saremo a Napoli. Spot
Circolo Larus Legambiente Sabaudia